Entrare in carcere non è mai qualcosa che lascia indifferenti. Domenica 14 dicembre, in occasione del Giubileo dei detenuti, noi della Holy Dance di Roma siamo andate a danzare nella Casa di Reclusione di Sulmona insieme agli Artisti per Dio, che hanno esposto le loro opere dedicate alla speranza. Siamo entrate con la speranza di portare arte, danza e preghiera. Ma soprattutto con il cuore aperto, pronte a lasciarci toccare.
Non nascondiamo che, uscendo di casa quella mattina, eravamo sì piene di gioia, ma anche un po’ tese. Ci domandavamo cosa avremmo trovato: saremmo state accolte con entusiasmo o con diffidenza? Cosa potevamo portare, nel piccolo delle nostre fragilità, a uomini che convivono ogni giorno con il peso della propria storia, schiacciati dal passato e da un futuro che sembra chiuso tra quattro mura?
Abbiamo incontrato sguardi che parlavano. Abbiamo danzato il dolore, ma anche – e soprattutto – la Speranza della Risurrezione. Abbiamo provato a ricordare, con il corpo e con il cuore, che la morte, con Cristo, non ha mai l’ultima parola.
E poi è arrivata la sorpresa. La gioia. I volti. I ringraziamenti. Uomini che ci hanno detto grazie per aver portato sorrisi tra le loro sbarre. Per aver portato Gesù.
“Ai vostri abiti mancavano le ali, ma le avete, le ho viste. Ci vediamo al traguardo!” ci ha detto qualcuno.
E alla fine siamo state noi a ringraziare loro, perché proprio lì, in quel luogo di limite e di ferite, ci hanno ricordato con forza la Vita Eterna.
Un’esperienza fortissima, molto emozionante. Una gioia intensa: portare Gesù a queste persone e vedere i volti di questi uomini, che erano stupendi. Vedere Gesù attraverso di noi. Siamo rimaste stupite della grazia che il Signore ha fatto passare attraverso tutte noi. Quei volti, con le lacrime agli occhi, erano segno della gioia e dell’amore del Signore che tocca anche i cuori più duri. Spezza davvero le catene, che non sono solo quelle del carcere, ma anche quelle che ciascuno porta dentro di sé. Possiamo dire solo che è stata un’esperienza unica.
Siamo entrate pensando di portare qualcosa. Ne siamo uscite avendo ricevuto molto di più.
Perché l’evangelizzazione, quando è vera, passa sempre da uno scambio: si dona Cristo e lo si ritrova vivo, sorprendente, negli occhi di chi sembra avere meno libertà, ma custodisce ancora una speranza che nessuna sbarra può imprigionare.
Serena e Michela
